Costano come un vestito, amati dai grandi stilisti

I manichini più cari del mondo

foto ufficio stampa

Cos’hanno in comune la maggior parte dei negozi di alta moda situati a Milano tra via Montenapoleone, via della Spiga, via Sant’Andrea e corso Venezia, oltre a costituire il fulcro del quadrilatero della moda? I manichini più ricercati e preziosi al mondo. Da Armani a Versace, da Louis Vuitton a Hermès, da Tom Ford a Gucci e Valentino ogni vestito prende forma grazie al nome ferrarese Bonaveri.

Dal 7 marzo anche al Louvre
A marzo si svolge al Louvre (Musèe Des Arts Dècoratifs) una mostra retrospettiva su Louis Vuitton e Marc Jacobs. Per questa occasione Bonaveri ha realizzato tutte le figure che vestono i capi dell’era Marc Jacobs. Un bel traguardo per l’azienda fondata nel 1950 dal signor Romano – una passione per la scultura e l’hobby di costruire maschere per il carnevale di Cento – e che ha chiuso il 2011 con 15 milioni di euro di fatturato (+15,4%).

Un’azienda che si trova oggi a Renazzo di Cento, che nel 2007 ha aperto una nuova fabbrica e che nel 2001 ha acquisito un marchio svizzero (Schlappi) portando tutta la produzione (attualmente una sessantina di dipendenti e 12mila mq tra capannoni e uffici) nel cuore dell’Emilia Romagna, alla faccia della crisi, della delocalizzazione all’estero e a testimonianza di come e quanto siano invece importanti sia il territorio sia la capacità degli uomini che su quel territorio e di certe tradizioni vivono.

Da 1.500 euro a pezzo
Certo non è difficile fatturare quando un manichino è venduto da 1.500 euro in avanti… Ma, al contrario, è uno sforzo al limite del possibile riuscire a trovare sempre nuovi clienti e – soprattutto – esaudire ogni loro richiesta. E, si sa, gli stilisti…

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Intervista con Andrea Bonaveri
«I più grandi nomi della moda internazionale si rivolgono a noi perché trovano persone che hanno competenza, serietà e professionalità – sottolinea il direttore generale Andrea Bonaveri, figlio del fondatore e presidente – e perché riusciamo a risolvere ogni loro problema. Alcuni stilisti vogliono dare un mood particolare al loro abbigliamento e quindi necessitano di manichini particolari. Ad esempio Raf Simons, stilista di Jil Sander, aveva creato giacche con una particolare vestibilità che, però, i manichini normali non esaltavano. Abbiamo fatto allora un prodotto ad hoc. Lo stesso per Hermès che aveva precise richieste, dalla vestibilità ai dettagli del piedistallo rifinito in modo unico».

E per trovare queste soluzioni non si può improvvisare nulla…
«La costruzione di un manichino parte come se si trattasse di un’opera d’arte. C’è un’idea, un’esigenza, un’ispirazione che viene trasferita allo scultore, il quale con ferro, legno e creta produce un pezzo unico. Da qui viene fatto lo stampo e poi la produzione in serie più o meno limitate».

Cosa rende esclusivo un prodotto Bonaveri?
«Innanzitutto il design, l’idea, la qualità e il fatto che riusciamo ad avere sempre soluzioni all’avanguardia e al passo con i tempi».

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Cosa c’è di simile o di diverso rispetto a 60 anni fa?
«È tutto completamente diverso. Mio papà ha iniziato in tre stanze, dopo aver fatto il militare ed essersi diplomato in elettrotecnica. Ha applicato la passione per la scultura e guadagnare qualche soldo facendo maschere durante il carnevale di Cento. Un sarto, casualmente, un giorno gli disse: “anche il mio busto è fatto in cartapesta…”. Dai primi manichini abbiamo percorso tantissima strada. Siamo un’azienda di medie dimensioni, ma nel settore è una delle più grandi al mondo. Una volta si usava la cartapesta, poi si è passati alla plastica, poi agli occhi dipinti e in seguito di vetro, sono arrivate le parrucche di nylon rigide anni ‘70 sostituite da quelle più moderne con possibilità di acconciatura. Oggi prevale la stilizzazione piuttosto che l’iperrealismo».

Come vede il mondo della moda e del lusso?
«Per certi versi è il mondo del superfluo, delle illusioni, dell’apparire. Ma la moda c’è sempre stata, sin dai tempi antichi e ci sarà in futuro. Fa parte della natura dell’uomo. Noi come azienda abbiamo scelto una nicchia di alta gamma che, al di là di alti e bassi, esisterà sempre. E vogliamo continuare su questa linea. Certamente non si può stare in ufficio seduti e aspettare, bisogna essere sempre aggiornati, viaggiare, studiare, seguire la moda, il design. E poi non tutto il mondo è uguale. In Cina non potevamo pensare che avrebbero potuto apprezzare i nostri manichini da 1.500 euro l’uno. Abbiamo allora pensato di fare un design italiano ma adattato ai cinesi, prodotto lì. E piace, tanto che dopo la prima produzione aperta a Shenzhen nei prossimi due anni abbiamo in programma di arrivare a Shanghai e Pechino».

Flavio Incarbone


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