Neige De Benedetti parla di fotografia e della sua famiglia

La mia età è la giusta distanza

© Neige De Benedetti

È da poco arrivato in libreria il suo ultimo progetto fotografico. Il titolo, Doppio Rosso (ed. Skira), è stato suggerito da Giampaolo Visetti, che con questa curiosa espressione commentava il fatto che  Neige partisse per Cuba subito dopo aver visitato – macchina fotografica al collo – la Cina.

Se a portarla in Cina era stata  «un’idea molto volontaria di andare a fare una ricerca visiva, di essere, come non succede quasi mai nel mondo di oggi, realmente spaesata», a Cuba  l’ha portata semplicemente la vita.
Il risultato è un reportage fotografico in cui due Paesi – entrambi protagonisti di grandi rivoluzioni passate – si mettono a confronto, rivelando affinità e contrasti, e lo fanno attraverso l’obiettivo di una giovane fotografa che quelle rivoluzioni non le ha vissute, ma che ancora riesce a leggerne dei dettagli nuovi. «Io penso che, come tutte le cose, sia più facile guardarle da una certa distanza  – spiega – e probabilmente la mia età è una distanza sufficiente».

Figlia di Rodolfo De Benedetti e della scrittrice francese Emmanuelle De Villepin e nipote dell’imprenditore ed editore Carlo De Benedetti, Neige – classe 1988 – ha deciso molto presto che nella vita avrebbe fatto la fotografa. E nonostante questa scelta fosse lontana dalla formazione tipicamente accademica dei genitori, è orgogliosa di dichiarare come nessuno abbia cercato di ostacolarla quando, dopo le superiori, ha deciso di studiare fotografia al London College of Communication e di provare a fare di una semplice  passione una vera e propria professione.

Come è nata questa scelta?
«Nel momento in cui ho finito il liceo, sapevo che volevo fare fotografie e nient’altro e che ciò voleva dire che non c’era spazio per un’altra professione. Era un po’ come se lo sapessi da sempre. Sono scelte difficili, più per alcuni che per altri. Se hai la possibilità che io ho avuto di poter seguire una strada che è difficile dal punto di vista professionale, semplicemente lo fai».

Che reazione hanno avuto i genitori?
«In realtà l’hanno sempre saputo anche loro. Con la mia famiglia ho un rapporto di continuo dialogo e per questo non esistono i “grandi annunci”: sono conversazioni che fermentano nel tempo, e si decide insieme, si parla insieme… Non sono mai arrivata dicendo: “Ho deciso che farò questo”. Non esiste a casa mia».

foto toBE - Inside Luxury

E quindi in che modo danno il loro sostegno?
«C’è da dire che io condivido moltissimo i miei lavori con tutta la mia famiglia. Ho anche due sorelle a cui sono molto legata e faccio vedere sempre tutto in anteprima. Se loro mi dicessero mai che una cosa non è bella, non la farei mai vedere a nessuno. Tutto ciò che di mio è uscito è perché ha avuto il loro appoggio. La cosa più bella che mi hanno detto, che mi dicono, è che ho talento. Non c’è altra cosa più importante…»

Quella paura che è tipica di chi è giovane e guarda al futuro, c’è?
«Certo, tutti ne abbiamo, anche se ciascuno la vive in modo diverso. È una paura universale, che ho anche io. Quando mi confronto con i miei amici, miei coetanei, ovviamente vedo che c’è una differenza di vita. Io, per la professione che ho scelto, non sono quasi mai a casa, non so mai dove sarò tra due giorni. Però sono anche convinta che poi tutte le cose vadano molto naturalmente se non ci si ostina troppo a spiegarle».

 

Ingrid Magnoni


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