Cantiere del '900, posata l'"ultima pietra" a Milano

Un museo rivoluzionario

Foto Ufficio Stampa

A Milano, in piazza della Scala, ha aperto Cantiere del ’900. Il gruppo Intesa Sanpaolo, a un anno dall’inaugurazione della sezione ottocentesca delle sue Gallerie d’Italia di Piazza Scala a Milano (140mila visitatori in dodici mesi), porta a compimento l’ambizioso progetto culturale con l’apertura di un nuovo spazio espositivo, il Cantiere del ’900. Quasi duecento capolavori, tra i più significativi dei protagonisti e delle tendenze dell’arte italiana nella seconda metà del Novecento, distribuite in un percorso espositivo di ben 3.500 metri quadrati presente nelle sale di palazzo Beltrami, sede storica di Banca Commerciale Italiana.

Un importantissimo evento che si intreccia a un altro grande progetto culturale “La via dell’arte”, lanciato dall’assessore alla cultura Stefano Boeri proprio durante la conferenza stampa di presentazione del Cantiere del ‘900. “Con l’apertura in piazza Scala delle Gallerie d’Italia – ha dichiarato l’assessore – Milano si arricchisce di un percorso che unisce i nostri tre principali poli museali: la Pinacoteca di Brera (con la sua estensione a Palazzo Citterio), le Gallerie d’Italia di piazza della Scala e il polo civico composto da Palazzo Reale e dal Museo del  Novecento. Un percorso di 900 metri, percorribile a piedi in 15 minuti, da via Brera a piazzetta Reale, passando da piazza Scala e dalla Galleria, che racchiude una parte straordinaria della storia dell’arte del nostro Paese, dal Quattrocento alla contemporaneità. Una vera e propria ‘Via dell’arte’, che potrà essere origine di altri suggestivi percorsi museali (dal Poldi Pezzoli alla GAM, dall’Ambrosiana al Castello) e che vogliamo  valorizzare e comunicare come una delle risorse di una Milano che torna ad essere una grande capitale internazionale dell’arte”. La suggestione è quella dell’Isola dei Musei berlinese e del percorso in South Kensington che unisce i musei più importanti di Londra: the Natural History Museum, the Science Museum, and the Victoria and Albert Museum.

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Un museo in continuo fieri

La scelta del nome “cantiere”, così come afferma il curatore Francesco Tedeschi, si sposa perfettamente con l’obiettivo e la funzione dello spazio espositivo concepito per essere aperto a diversi utilizzi e interpretazioni: luogo simbolico di una costruzione in continuo divenire, e insieme occasione di scavo e di ricerca. Un museo non nel senso canonico del termine ma in continuo fieri e, dato non trascurabile, gratuito per sempre. In occasione del primo allestimento di Cantiere del ’900, vengono presentati due itinerari monografici. Il primo, intitolato “Il colore come forma plastica”, indaga come un’entità astratta quale il colore sia riuscita a rendere la pittura vera e propria presenza fisica nello spazio. Mentre il secondo approfondimento riguarda una delle installazioni più significative elaborate nell’arte degli ultimi decenni, “L’ora italiana” di Emilio Isgrò, che ricorda uno degli episodi più tragici della recente storia italiana, la strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980.

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Un caveau come “deposito aperto”

Un’altra rivoluzionaria novità apportata da Cantiere del ‘900 è l’idea moderna e funzionale del concetto di deposito. L’architetto De Lucchi, colui che ha curato l’esposizione del progetto, ha infatti dato nuova vita anche ai sotterranei dell’edificio bancario rendendoli visibili al pubblico. Il caveau, luogo da sempre segreto e dal grande fascino, da luogo chiuso diventa quindi uno spazio che incuriosisce, apre a nuove prospettive e prefigura le possibili mostre successive. La presenza del deposito di opere d’arte all’interno dei sotterranei delle Gallerie è parte integrante dell’idea stessa di “cantiere”: le opere, a rotazione, diventano nel tempo protagoniste di nuovi progetti di studio, restauro ed esposizione.

Clara Maiorano


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