Trama e ordito di un maestro d'arte

I segreti di Pino Grasso

Pino Grasso – archivio

Abbiamo incontrato Pino Grasso, maestro dell’arte del ricamo, insieme alla figlia Raffaella, nella sua bottega in via D’Orsenigo a Milano. Il maestro ci ha raccontato parte del suo mondo, cominciando dagli esordi della sua attività di ricamatore.

«Ho iniziato quest’attività il 28 ottobre del 1958. Sono 50 anni, ormai, che faccio questo lavoro oscuro, fatto di collaborazione con gli stilisti, ma non conosciuto per diversi motivi. Uno di questi è la mancanza di scuole di indirizzo professionale, o corsi di studi: questo lavoro o lo inizi per conoscenze, o ci capiti dentro. La mia ha infatti una storia particolare: ai tempi del liceo un mio carissimo amico aveva il papà ricamatore. Finita la scuola io mi iscrissi a medicina, ma dopo due anni iniziai ad avere dubbi sulla professione che stavo per intraprendere. Parlai con la famiglia del mio amico, che frequentavo da parecchi anni, e così, finito il militare, il 28 ottobre 1958, mi sedetti alla scrivania a parlare con loro. Lì rimasi. Penso che per intraprendere qualsiasi attività in maniera seria se ne debbano approfondire le conoscenze tecniche: così io ho viaggiato fra Parigi e l’Italia frequentando ricamatori, avvicinato fabbricanti di materiali e studiato tutte le fasi della produzione. Nel ’67 rilevai l’attività e cominciai a lavorare in proprio».

La più grande moda italiana vive nei suoi preziosi ricami: per queste stanze sono passati personaggi e maison come Schubert, Fabiani, Ognibene-Zendman, Lancetti, Veneziani, Marucelli e ancora Valentino, Armani, Dolce & Gabbana e Bottega Veneta. Come si è evoluto, in cinque decenni di artigianato d’eccellenza, il lavoro del ricamatore?
«Nel nostro campo la tecnologia non è mai esistita, per il semplice fatto che lavoriamo con telai che si usavano più di 200 anni fa: i cambiamenti si hanno negli stili, nel gusto, nella scelta dei materiali e nient’altro. Usiamo certamente internet, ma le comunicazioni con gli stilisti avvengono, oggi come allora, in due modi: quando desiderano la nostra collaborazione per creare la collezione, qualora essa preveda capi ricamati, prendono in prestito 100-200 campioni, li studiano, vedono quale si adatta per le applicazioni sui loro abiti e li adottano, oppure ci danno degli input e su quelli noi costruiamo».

Il vostro è considerato un “mestiere d’arte”, per questo ritenuto raro e prezioso, al pari di un bene culturale da

toBE – Inside Luxury/Beatrice Quadri

preservare. Qual è il destino dei maestri d’arte in Italia?
«Deve sapere che la riscoperta del “sottobosco” di attività artigianali nella moda si deve a Franco Cologni, un ricco signore milanese di 75 anni che ha creato la Fondazione dei maestri d’arte, per tramandare un vero e proprio patrimonio italiano. Dalla seconda metà degli anni ’70, egli si è impegnato a salvaguardare l’artigianato d’eccellenza iniziando la ricerca delle botteghe – prosegue mentre cerca tra le pile di riveste un articolo che tiene a mostrarci. Si scusa per l’attesa e, con un sorriso appena accennato, aggiunge – Vede il disordine? È che li teniamo così, con noncuranza, ma sa fa tanto artigiano!». E aggiunge, abbassando il tono della voce: «la prerogativa del ricamo deve essere quella di abbellire, impreziosire, rendere attuale, ma senza alterare la linea e senza sopraffare col ricamo lo stile dell’abito: così è nata questa forma di pudore nel voler omettere l’autore dei ricami. Qualche riconoscimento ci è stato fatto, ma la sfido a trovare in un giornale la citazione, nella descrizione di un abito, dell’autore dei ricami».

toBE – Inside Luxury/Beatrice Quadri

Accanto a tanto lavoro “oscuro” Pino Grasso ricorda però un’occasione in cui la propria arte non è stata affatto celata. L’episodio vede protagonista Valentino, «o meglio, il Signor Valentino», che per celebrare i 30 anni della propria attività, ha dato una festa in cui esponeva alcuni suoi abiti. Una volta arrivato davanti agli abiti ricamati, l’allora Presidente della Repubblica Cossiga si è fermato e ha chiesto di conoscere la mano e la mente che si celavano dietro a quello stupendo lavoro. Valentino ha avuto la cortesia, «anzi, la gentilezza di dire che erano stati ricamati dal ricamatore Pino Grasso di Milano: questo è stato il nostro primo riconoscimento». (R.M.)


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