Alla Reggia di Monza la mostra sul grande artista

Gli enigmi di Giorgio de Chirico

A Monza, Serrone della Villa Reale, una selezione accurata di oltre 30 opere racconta un aspetto poco conosciuto del percorso artistico del grande, schivo e coltissimo Giorgio de Chirico, la Neometafisica. La mostra in questione ha il titolo di “Giorgio de Chirico e l’oggetto misterioso” ed è la prima di una serie di grandi esposizioni che avranno luogo all’interno della Reggia, da poco tempo tornata al suo antico splendore. L’esposizione può essere visitata fino al 1 febbraio 2015.

© Fondazione Giorgio e Isa de Chirico, Roma © Giuseppe Schiavinotto, Roma

© Fondazione Giorgio e Isa de Chirico, Roma
© Giuseppe Schiavinotto, Roma

GIORGIO DE CHIRICO E L’OGGETTO MISTERIOSO – Ad accogliere il visitatore una sala buia, misteriosa ed enigmatica come fu l’arte e l’umanità di de Chirico. Pannelli dipinti di nero e giallo fanno da sfondo alle opere complesse dell’artista e una perfetta illuminazione permette al visitatore di estraniarsi da tutto e tutti per focalizzare l’attenzione solo sul modo di dipingere dell’artista. Più ci si immerge e ci si lascia ammaliare dalla bellezza della mostra e più si comprende quanto l’arte di de Chirico sia enigmatica. Le sue opere hanno infatti sempre un alone di mistero. Le scene dipinte significano sempre altro da se stesse, raccontano sempre una realtà che va oltre quella fisica e materiale.
E così l’uomo contemporaneo è dipinto come un manichino, l’architettura e l’archeologia narrano di sentimenti e le piazze di città mediterranee sono lo scenario perfetto per raccontare immobilità e silenzio. Nel passaggio da una sala all’altra si impara a conoscere il mondo artistico e personale del maestro giungendo alla consapevolezza che, dal 1968 al 1976, la sua pittura fu attraversata da un’altra fase oltre quella della Metafisica che va sotto il nome di Neometafisica e che investì i soggetti delle sue opere di una luce nuova. I suoi manichini, i suoi oggetti di vita quotidiana, così come le sue architetture, sono in realtà diventati giocattoli e si sono liberati da quella gravità esistenziale che li contraddistingueva. Le sue opere finalmente parlano di “un’assoluta coscienza di libertà e di dominio sul proprio mondo poetico e persino psichico; da cui de Chirico non è più sopraffatto, ma di cui diviene il disincantato regista; o se si vuole il burattinaio di una recita ricca di sorprese; il prestidigitatore di segreti ben conosciuti” secondo quanto scritto da Calvesi.

Clara Maiorano

Per ulteriori informazioni: www.dechiricomonza.com


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