Il sarto napoletano festeggia mezzo secolo di attività

I 50 anni di Dalcuore

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Una festa a Palazzo Reale, degna cornice di un’attività sartoriale superiore, che da 50 anni delizia i tanti clienti affezionati e mantiene alto – insieme ad altri nomi – il buon nome italiano nel mondo. Luigi Dalcuore apre la sua prima bottega a Napoli nel 1964. Da allora ne ha fatta tanta di strada in Italia e nel mondo, le sue forbici, l’ago e il filo hanno scolpito migliaia di capi dando al capospalla in particolare una sua anima inconfondibile. Da Giacomo Caffè c’erano amici, clienti, appassionati del buon gusto e del buon vestire. Per un brindisi che è una tappa importante per un uomo, per un sarto, per un artista, per un galantuomo: queste sono tutte le anime di Dalcuore. Un modo di essere che trasmette negli abiti e quindi ai suoi clienti. Clienti che ascolta, con cui entra in sintonia, per interpretarne gusti e mentalità. Perché se è vero che l’abito non fa il monaco, un abito cucito veramente “su misura” (fisica e mentale) fa di un uomo un re…

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Come è nata la vostra sartoria?
“Ho iniziato a lavorare molto presto. A quei tempi era comune iniziare da bambini, molto meno che un adolescente affrontasse il mondo da solo. Ho lasciato l’Italia sedicenne e vi ho fatto ritorno dopo due anni, già maturo per affrontare le responsabilità di una sartoria propria. La mia prima bottega apre nel 1964 e quindi quest’anno festeggio cinquant’anni di attività”.
Qual è la storia della vostra sartoria?
“Il mio maestro fu il grande Del Duca, un mito i cui abiti incontrarono il gusto dell’aristocrazia per quella facilità e disinvoltura che ha lasciato una traccia profonda nell’impostazione della sartoria Dalcuore”.
Qual è il segreto della vostra inconfondibile firma, di classe e di stile nel panorama sartoriale italiano?
“Dalcuore è napoletano senza voler fare il napoletano. Prende dalla tradizione partenopea l’inimitabile leggerezza, ma tende all’essenzialità dosando con attenzione tutto ciò che è decorativo. La vanità è un piacere, ma nell’abito come altrove si deve poter leggere solo tra le righe”.
La giaccia “Napoletana”: quali sono le caratteristiche?
“Spalla nervosa nelle giacche sportive o rilassata in quelle formali, ma sempre ricca di carattere; manica sagomata e con bottoni accavallati; interni leggeri; collo importante; baveri con dente alto; rotazione dei davanti verso dietro in quella che si chiama “spiombatura”; preferenza per il taglio a tre bottoni di cui quello alto viene poi ignorato con una lavorazione che porta il bavero più in basso; forme rotondeggiati nelle tasche a toppa, taschino del petto con guarnizione a barchetta”.
Quali criteri hanno maggiormente contribuito al successo?
“La capacità di adeguare la linea ai tempi grazie a interventi che nel taglio sono di pochi centimetri o addirittura millimetri, ma nell’aspetto risultano determinanti . L’eleganza è anche freschezza, e soddisfacendo l’esigenza di essere attuali, abbiamo sempre rinnovato la clientela”.
Chi sono i vostri clienti?
“I giovani, di ogni età”.
In che senso siete “stilista personale” del cliente? Come sottolineate/evidenziate l’Individualità del cliente?
“In un abito che sia veramente su misura del cliente intervengono fattori costruttivi, che richiedono un magistero tecnico al massimo livello, ma anche considerazioni stilistiche sulla foggia e sui materiali dove conta la sensibilità estetica. Non basta dare ad un uomo una giacca che segua il fisico, bisogna interpretare quello che è, che vuole essere e che vuole apparire”.

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Come riuscite a trasformate certi “difetti fisici” in un segno inconfondibile di un grande personalità?
“In questo interviene l’esperienza. Un grande sarto fa di una caratteristica fisica non ideale una leva di unicità, così come un architetto rende un pilastro necessario alla statica un motivo decorativo e non un intralcio”.
Come vedete voi un modello per un top manager, un junior manager, un executive manager e un collaboratore? Ci sono criteri prestabiliti?
“Nell’eleganza non ci sono codici che si possano scrivere, solo principi che si devono comprendere e mettere in pratica. In linea generale, un uomo arrivato al vertice può manifestare il proprio status privilegiando sul lavoro abiti a doppio petto o tre pezzi in materiali tradizionali e i tessuti molto pregiati nel tempo libero, mentre un professionista in carriera si gioverà di fogge più dinamiche nel primo caso e tessuti tecnici e performanti nel secondo. Il collaboratore farà bene ad andare in ufficio con petti singoli senza gilet, ma nei week end potrà sentirsi libero di vestire nel modo più consono a sé stesso, qualsiasi cosa significhi”.
Avete spesso richieste per abiti per il tempo libero?
“Naturalmente. Nel tempo libero si preferiscono gli spezzati ed i blazer, i tessuti che vengono dalla campagna o dalla caccia”.
Quali stoffe sono le piú richieste?
“I pettinati fini, e tra essi quelli che abbiano buona flessibilità termica, in modo da poter affrontare in tutto comfort le lunghe giornate che la vita moderna impone”.
C’è un futuro per la sartoria in Italia?
“L’Italia è il Paese dove la sartoria ha più futuro. Il nostro gusto resta leader sia nel cibo che nel vestire e ciò porta ad avere una gastronomia ed una sartoria che determinano i canoni a livello universale”.

Flavio Incarbone


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