Bonaveri apre la sua boutique di creazioni made in Italy

A Milano la casa dei manichini d’autore

La casa dei manichini più chic e preziosi del mondo, tutti made in Italy, apre a Milano. Ed è firmata “Bonaveri” (leggi intervista realizzata da toBE). Manichini, dicevamo, anche se a guardarli bene somigliano più a sculture su cui le Maison più famose del mondo – da Valentino a Hermès, da Gucci a Tom Ford – appoggiano i loro capi. Dalla sede principale a Renazzo di Cento a Milano, il percorso di Bonaveri ha già toccato altri punti del mondo e altri ne solcherà. In un viaggio di apertura verso l’esterno, di trasformazione di un’azienda artigianale in un brand internazionale, che però non abbandona le sue solide tradizioni.

Ufficio Stampa

Ufficio Stampa

“Il nuovo showroom Bonaveri è dedicato al mondo del visual merchandising, alla moda e alla creatività behind the glass”, sottolineano nella nuova sede al 25 di via Morimondo a Milano, a due passi dal Naviglio Grande in una zona che fu fucina di tante creazioni Richard Ginori e che da qualche anno sta rivivendo una nuova primavera. L’edificio di 600 mq è stato progettato da Giuseppe Tortato Architects, mentre l’interior design porta la firma di Emma Davidge, creative director di Chameleon Visual, e che ha sviluppato il concept generale e curato anche l’istallazione inaugurale.

Ufficio Stampa

Ufficio Stampa

Non una semplice boutique, ma uno spazio vivo in cui gli apparenti immobili manichini interagiscono con gli ospiti sui vari livelli, dalla scalinata d’ingresso al patio circondato da muri di cristallo, fino al piano rialzato. Una location che sarà dunque aperta anche a contaminazioni con il mondo della moda, del design e dell’arte.

“Il grande spazio centrale si apre sull’istallazione creata da Emma Davidge – sottolinea una nota – che ha voluto rendere omaggio all’opera “Momenti tubolari”, dell’artista Lorenzo Piemonti. Che all’attività di artista puro ha per una parte della propria vita affiancato quella di scultore di manichini, lasciando un segno indelebile nella storia di questo settore grazie alle magnifiche silhouettes che delineò negli anni ’60/70 per le collezione Schlaeppi. Figure senza tempo e, per questo, ancora oggi moderne, segno di un lavoro realmente visionario, che hanno ispirato la Davidge nel proprio percorso creativo e artistico”.

Flavio Incarbone


Leggi anche
Gucci, passerella nel Giardino dell'Alchimista
Fashion week dedicata a Franca Sozzani
Il menù "lirico" del Ristorante Savini
Le donne di Gian Paolo Barbieri
Milano, tempo di fashion week
Venezia 73: il Leone d'Oro a Lav Diaz




?>