Da Virzì a Mordini: l'Italia sulla Croisette

Cannes 69 e il cinema italiano

Paolo Virzì e Micaela Ramazzotti / © IPA Independent Photo Agency

Paolo Virzì e Micaela Ramazzotti / © IPA Independent Photo Agency

Cannes. Non c’è dubbio che i registi italiani lasceranno il segno in questa 69 edizione, sebbene non siano in concorso nella selezione ufficiale, ma nelle sezioni parallele. A partire da un’avventurosa commedia con applausi a scena aperta, un folle “Thelma e Louise”, firmato da Paolo Virzì e in corsa nella sezione parallela della Quinzaine des realisateurs. “La pazza gioia” ha commosso tutti. La sceneggiatura è stata scritta dal regista con l’amica di sempre Francesca Archibugi. Virzì ha definito la pellicola “il nostro piccolo viaggio nel grande mondo della salute mentale”. Racconta la storia di due donne fragili, affette da psicopatologie e ritenute pericolose, per questo recluse a Villa Biondi, un centro terapeutico per donne affette da turbe mentali. Beatrice, una straordinaria Valeria Bruni Tedeschi è una bipolare che non smette mai di parlare. Donatella, ben interpretata da Micaela Ramazzotti è affetta da depressione maggiore ed è il suo opposto. Un pomeriggio decidono di fuggire alla ricerca di un po’ di libertà, per una gita nel mondo dei sani e diventando amiche riflettono sulle situazioni che le hanno ferite e segnato la loro vita. Il film uscirà nelle sale l’8 Giugno.

Miriam Leone, Marco Bellocchio, Barbara Ronchi, Berenice Bejo, Guido Caprino, Pier Giorgio Bellocchio / © IPA Independent Photo Agency

Miriam Leone, Marco Bellocchio, Barbara Ronchi, Berenice Bejo, Guido Caprino, Pier Giorgio Bellocchio / © IPA Independent Photo Agency

Sempre nella Quinzaine des realisateurs un altro applauditissimo regista italiano, Marco Bellocchio, con il film “Fai Bei Sogni”. La pellicola indaga la sofferenza di un bambino che è rimasto orfano della madre a soli 9 anni e che con quell’assenza farà i conti per una vita intera. Marco Bellocchio si è ispirato alla storia vera di Massimo Gramellini raccontata dal giornalista nel suo libro autobiografico. Il film, nelle sale dal prossimo autunno, ripercorre le tappe di un lungo percorso di elaborazione del lutto ed è interpretato da Nicolò Cabras, Valerio Mastandrea, Berenice Bejo, Guido Caprino e Barbara Ronchi.
Chiude la tripletta dei nostri film italiani presenti nella sezione Quinzaine des realisateurs la pellicola di Marco Giovannesi “Fiore”, storia d’amore ambientata in un carcere minorile. Daphe, detenuta per rapina, si innamora di Josh, anche lui rapinatore. In carcere l’amore è vietato e la loro relazione è fatta di sguardi da una cella all’altra, brevi conversazioni dietro le sbarre e lettere clandestine.
Dopo “Alì ha gli occhi azzurri” Giovannesi continua a raccontare storie di ragazzi ai margini della società.
Esaurita la Quinzaine l’unico italiano ad essere proiettato in una delle sale del Palais du festival è Stefano Mordini, documentarista e regista di cinema di finzione, già andato in concorso a Berlino anni fa con “Provincia meccanica” e, più di recente, a Venezia con “Acciaio”. E’ la prima volta a Cannes per il regista accolto nella prestigiosa sezione Un Certain Regard. Il protagonista del suo “Pericle il nero” (tratto dall’omonimo romanzo di Giuseppe Ferrandino) è Riccardo Scamarcio che interpreta un ex attore porno impiegato dalla mala come uomo di violenza, la cui vita viene sconvolta da una serie di circostanze che lo faranno fuggire da Napoli a Bruxelles.
Infine, nella Semaine de la critique, c’è il nuovo film di Alessandro Comodin, regista che con “L’estate di Giacomo” nel 2011 aveva vinto il Pardo d’Oro al Festival di Locarno nella sezione Cineasti del presente. “I tempi felici” è girato come un documentario, ma è una fiaba mitica con i lupi e le foreste. In uno spazio incontaminato si ritrovano a fuggire Arturo e Tommaso, due reduci di guerra, che scappano come la giovane Ariane, nella seconda parte, alla ricerca della felicità anche se è un’illusione. E’ una storia tra passato e presente, un film che racconta la vita come una inutile fuga in avanti e una liberazione nella natura selvaggia, ma con un continuo ritorno all’inizio.

Laura Damiola


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