Al film di Ruben Östlund il podio di Cannes 70

Palma d’Oro allo svedese “The Square”

Degun-Paoli/Starface © IPA INDEPENDENT PHOTO AGENCY

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Si abbassa il sipario sul 70esimo Festival di Cannes. A sorpresa, la Palma d’Oro è andata a Ruben Östlund con “The Square”, un film satirico che esaspera le peggiori tendenze della nostra epoca e ironizza sulle contraddizioni dell’arte contemporanea. La pellicola racconta la storia di un direttore di un museo, Christian, che sta preparando una nuova esposizione sperimentale, chiamata The Square. Si tratta di un quadrato che rappresenta un santuario di fiducia e benevolenza, dove tutti hanno gli stessi diritti e gli stessi doveri, un’opera che incita i visitatori ad essere altruisti. Ma spesso nella vita è difficile andare d’accordo con i propri valori e quando Christian verrà derubato di portafogli e cellulare, la sua reazione non sarà delle migliori. Anche nell’egalitaria Svezia, l’individualismo impera, si é creato un forte dislivello tra ricchi e poveri e la paura di perdere il proprio status sociale ha spinto le persone a diffidare gli uni degli altri.
“La prima cosa che ho fatto quando hanno annunciato il premio – ha raccontato il regista – è stata quella di rivolgermi al mio vicino, abbiamo lavorato tanto insieme, è stato un momento magico”.
A Sofia Coppola, per il film “L’inganno”, è invece andato il Premio per la Miglior Regia, ma la regista americana non ha ritirato il premio, era già partita da Cannes. Assente alla cerimonia di premiazione anche Nicole Kidman (quest’anno presente sulla Croisette per ben tre film), insignita dalla giuria del Premio per i 70 anni del Festival.

Photo: John Rainford © WENN.com / IPA INDEPENDENT PHOTO AGENCY

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Torna a casa con due premi l’ultimo film in concorso di questa settantesima edizione, “You were never really here” della regista inglese Linne Rasmay: una statuetta per la Miglior Sceneggiatura e un’altra per la Migliore

Degun-Paoli/Starface © IPA INDEPENDENT PHOTO AGENCY

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Interpretazione Maschile all’attore Joacquin Phoenix. Nel film Phoenix è un soldato che salverà un ragazzina coinvolta in un giro di prostituzione. “Mi piace indagare sulla psicologia, viviamo anche in un periodo traumatizzante e questa storia ha una forte impatto sulla nostra mente” ha sottolineato Linne Rasmay. Il film ci ricorda “Taxi Driver”, ma la regista esclude di avere pensato alla celebre pellicola di Scorsese: “Si, era un film magnifico, ma non ho pensato a quel film quando ho girato il mio”. Il film è stato anche premiato per la Miglior Sceneggiatura, ax aequo con “The Killing of a sacred Deer” del greco Yorgos Lanthimos.
Il Premio per la Miglior Attrice è andato alla tedesca Diane Kruger (foto sotto), straordinaria interprete in “In the Fade” di Fatih Akindi, di una donna che perde tutto e deve ripartire da zero. “È una guerriera – ha detto la Kruger. Il regista mi ha spinto a tirare fuori da me cose che non immaginavo di avere. Sono molto cambiata e porto sempre dentro di me il personaggio di Katia, c’é solo un filo sottile che ci divide”.

Degun-Paoli/Starface © IPA INDEPENDENT PHOTO AGENCY

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Il Grand Prix speciale della Giuria è andato invece a Robert Campillo per il suo “120 beats per minute”, una grande love story sullo sfondo del dramma dell’Aids accolta con un’ovazione assoluta nella Sala Grande alla Cerimonia di chiusura, sotto gli occhi commossi di Pedro Almodovar.
Premio della Giuria a “Loveless” del regista russo Andrey Zvygintsev, un film appauditissimo da critica e pubblico. “Nel mio film – ha spiegato Zvygintsev – il tema centrale è l’assenza d’amore ed empatia dopo 13 anni di matrimonio, sullo sfondo c’è la politica, ma mi interessava fare un film sulle relazioni umane e questo film è universale, non solo russo”.

Degun-Paoli/Starface © IPA INDEPENDENT PHOTO AGENCY

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In un podio tutto internazionale, infine, uno spazio anche per l’Italia grazie al film di Sergio Castellitto “Fortunata”, pellicola non in competizione che è valsa il premio Un Certain Regard a Jasmine Trinca, Miglior Interpretazione Femminile. Un riconoscimento che l’attrice romana ha voluto dedicare alla mamma e alla figlia.
(Laura Damiola)


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